Ristorazione automatica e il Covid

Insieme a tavola

Un gestore di distributori automatici può pensare di trasformarsi in “ristoratore” offrendo pasti completi con i suoi distributori? la risposta è Sì, perché la ristorazione automatica cresce durante il Covid, ma bisogna rispettare diversi parametri tecnici e commerciali.

Ristorazione automatica. Se ne è parla con più interesse rispetto al passato causa Covid e i primi, seppur timidi, segnali del mercato sono lì a testimoniare che, nell’epoca della destrutturazione dei pasti, sempre più veloci e sempre più fuori casa, di una vita lavorativa sempre meno legata ad orari e mansioni fisse e che si dilata oltre le canoniche otto ore, esistono nuove esigenze legate all’alimentazione. Il consumatore, nei pasti, ha ormai due necessità primarie: risparmiare tempo e consumare in situazione di sicurezza.

È quanto confermano i dati: un italiano su tre, quotidianamente, mangiava un panino al bar, per fare presto e spendere poco. Ecco che, allora, il Vending può soddisfare queste nuove forme di consumo, potendo, in qualsiasi momento della giornata, offrire un servizio completo di pasto al consumatore senza che sia necessaria la presenza di personale di servizio.

Un po’ di storia. Che il mondo della distribuzione automatica stesse allargando il suo orizzonte oltre al tradizionale caldo/freddo era già evidente alla fiera “Vending Paris” nel lontano ottobre 2010. All’interno aveva trovato posto un’area denominata “Vending Canteen”, che non era altro che un grande ristorante “automatico” radunato intorno ad 11 bar self-service in grado di erogare di tutto un po’.

La situazione attuale dovuta al Covid ha reso questo servizio una soluzione utile e sicura e, molti sono i vantaggi sia per l’utente che aziende.

Varietà delle referenze 

Flessibilità e duttilità sono le parole d’ordine per un distributore automatico che abbia l’ambizione da fungere da “ristorante”: deve, cioè, essere in grado di erogare tutti i prodotti che si possono trovare in una mensa piuttosto che al bar: primi e secondi piatti +4°, prodotti di IV gamma (frutta e verdura fresca, lavata, tagliata), succhi e frullati, acqua e altre bevande, yogurt e latticini / formaggi, panini, dessert, snack composti, snack dolci e salati. Ma non solo. Spazio, infatti, a specialità più ricercate come i piatti biologici e vegetariani (cuscus), le zuppe e le insalate di legumi, dolci come un budino o il profiterol.

Il distributore deve, inoltre, poter ospitare vaschette differenti per dimensione e forma, referenze e piatti pronti di molteplici produttori. Il piatto pronto confezionato con imballi sostenibili e può essere: freschissimo, pastorizzato oppure mantenuto in ATM (atmosfera modificata) e va riscaldato col forno a microonde incorporato nel distributore o affiancato alla macchina.

Performance del distributore automatico 

La macchina deve essere performante, con bassi consumi energetici, di facile manutenzione per il gestore ed altrettanto facile da utilizzare per l’utente ed in grado di soddisfare più persone nel minor tempo possibile. E un occhio va dato anche all’estetica.  Diventa così fondamentale la possibilità di personalizzare il colore della carenatura esterna con logo/marchio aziendale del gestore o con il brand del produttore di cui vengono vendute le referenze. I prodotti devono essere ben visibili grazie ad una vetrina trasparente oppure posizionati in sistemi a piatto rotante.

Sarà indispensabile prenotare in anticipo i prodotti freschissimi avendo una corta shelf life. Menù settimanali e per tutte le esigenze alimentari. la ristorazione automatica e il Covid.

Dove collocare un ristorante automatico.

In qualunque luogo vi sia passaggio di persone o la necessità di offrire un servizio di pausa pranzo alternativo ai bar o alla ristorazione rapida. Ad esempio, scuole, ospedali, enti fiera, centri commerciali, negozi automatici, bar, mense aziendali, uffici. 

 

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