I veleni in agricoltura : Il glifosato

#2Agricoltura e veleni: Il glifosato

In agricoltura uno dei veleni maggiori e diffuso è il glifosato,  è uno degli erbicidi più diffusi in campo agricolo, e allo stesso tempo una delle sostanze più pericolose, paragonabile all’amianto. Scopriamo quali sono gli effetti sulla salute e sull’ambiente.

Il glifosato è un erbicida non selettivo, ovvero è tossico per tutte le piante, indistintamente, senza scrupoli, perché penetra dalle foglie nella pianta e ne raggiunge ogni parte. E’ stato brevettato nel 1970 con il nome di Roundup, la sua azione deriva dal fatto che è un forte chelante, ovvero, tende a sequestrare i micronutrienti rendendoli indisponibili per la pianta.

Il suo utilizzo è aumentato negli anni ’90 quando sono state introdotte sul mercato colture geneticamente modificate (Roundup Ready) e rese immuni al glifosato. Sono colture che possono essere irrorate con il pesticida senza risentirne. Esistono perciò varietà immuni di: mais, soia, colza, barbabietole da zucchero.. Viene anche utilizzato in colture non OGM come il frumento, che prima del raccolto vengono trattate con il glifosato per accelerare ed agevolare l’essicamento. Il brevetto sul glifosato è scaduto nel 2001, da allora la sua produzione è aumentata esponenzialmente ed il prezzo è diventato sempre più accessibile, ciò ha portato ad un suo utilizzo sempre più massiccio ed incontrollato, sia in agricoltura che nel giardinaggio pubblico e privato. Ovviamente sono le grosse multinazionale dell’AgriPharma a gestire il business del Glifosato e i loro ricavi annui sono miliardari. I veleni in agricoltura : Il glifosato

Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) facente capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha classificato come sostanza “probabilmente cancerogena“. Molti scienziati indipendenti in tutto il mondo chiedono di condurre dei monitoraggi più accurati per individuare i residui di glifosato nell’acqua, nel cibo e nel corpo umano e di prendere misure per proteggere le persone dall’esposizione al diserbante, poiché il dubbio è che gli effetti del veleno non siano limitati alle sole erbe infestanti trattate, ma che questi si estendano inevitabilmente alle specie animali, coinvolgendo l’intera catena alimentare compreso l’uomo.
Diversi studi hanno dimostrato come il glifosato sia presente in maniera diffusa nell’aria, nell’acqua e in un’ampia gamma di prodotti alimentari, è stato anche ritrovato anche nei fluidi corporei umani come il latte materno e nelle urine.
La ricerca dei residui del glifosato e del suo metabolita, l’acido aminometilfosfonico, da parte degli organismi di controllo viene fatta e la loro presenza confermata, purtroppo però non vengono fatti controlli sufficienti e la vendita e l’utilizzo del prodotto per certi versi è fuori controllo.

In parecchi paesi il suo utilizzo è stato vietato radicalmente, mentre in altri si può liberamente commercializzare e utilizzare. In Italia ci sono degli esempi di aziende di manutenzione del verde o di enti pubblici che ne hanno vietato l’uso per il principio di precauzione verso la salute di dipendenti e cittadini. Negli States, dove l’interesse industriale verso questo prodotto è molto alto, il governo federale si è opposto ad analizzare gli alimenti per testare la presenza specifica del glifosato, nonostante ci sia già un controllo di migliaia di campioni di alimenti per ricercare centinaia di altri pesticidi meno comunemente usati. Il motivo?

Dicono sia uno spreco di tempo e denaro verificare la presenza di residui di un pesticida che l’industria agrochimica dichiara essere “sicuro”, nonostante ci siano diversi studi scientifici che accostano il glifosato allo sviluppo di diversi tipi di carcinomi. Gli organismi di controllo, spinti da una crescente richiesta di maggiori controlli hanno consentito all’accrescimento della sperimentazione, purtroppo però hanno contemporaneamente alzato le soglie di “allarme” sotto la richiesta delle corporation che ne gestiscono la commercializzazione. Stessa sorte riguarda la richiesta di evidenziare la presenza di OGM negli alimenti (che, giocoforza, tende ad indicare in maniera quasi automatica l’utilizzo del glifosato sulle materie prime in questione) che parecchi governi stanno adottando ma che, ovviamente non è favorevole alle multinazionali sementiere (che poi gestiscono anche il business del glifosato).

Bisogna affermare con forza che i giochi politici e gli interessi commerciali non dovrebbero mai sopravanzare le questioni legate alla salute pubblica. I test sui residui di glifosato dovrebbero essere promossi e voluti fermamente dalle autorità competenti che devono assolutamente prendere in considerazione le preoccupazioni dei consumatori su questo controverso erbicida.

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