ETICHETTE E CLAIMS: COME ORIENTARSI?

L’esperto risponde: come orientarci in un mare di etichette e claims?

Tutto ciò che viene specificato sulla confezione di un prodotto alimentare è disciplinato da regolamenti europei che dettano quali sono le informazioni da riportare sui singoli prodotti, sotto forma di ETICHETTE E CLAIMS, e come devono essere riportate. Da questo punto partono poi due considerazioni, ovvero:

  • Non tutto quello che è approvato, in materia di ingredienti ed additivi, dalle istituzioni preposte risulta poi essere effettivamente sano: più di una volta, come anche in altri ambiti in cui vengono propinati elementi chimici di sintesi (farmaceutica, agroindustria, materiali, ecc..), ci sono stati elementi ammessi all’uso umano per anni, magari anche contro le indicazioni di studi indipendenti che ne mostravano la pericolosità, fino ad essere finalmente essere dichiarati dannosi. A volte ci son state coincidenze con la decaduta di brevetti di multinazionali, che perciò avrebbero visto svanire anche il monopolio e di conseguenza i fiumi di introiti. Meditate gente..
  •  È difficile pensare che non ci siano influenze di lobby alimentari nella stesura dei regolamenti. La loro influenza, infatti, ha pesato sulla regolamentazione del settore da quando esse esistono: così facendo, hanno dato modo di creare situazioni legali tali da favorire uno sviluppo dei piani di controllo del consumatore, basati su meccanismi d’inganno psicologico e/o sensoriale. In tal senso, ci si potrebbe domandare perché esistono, o sono permessi, gli aromi di sintesi, ovvero composti di origine chimica che, oltre a destare plausibili preoccupazioni a carattere nutrizionale, altro non servono se non a far apparire appetibile al palato qualcosa che altrimenti non lo sarebbe o lo sarebbe molto meno. Oppure, riflettiamo:  perché è consentita la vendita di prodotti per l’infanzia con livree di supereroi o di personaggi famosi, sapendo che lo scopo di tal azione è di far passare in secondo piano la valutazione delle caratteristiche intrinseche del prodotto da parte del consumatore?

Riassumendo: nelle etichette si annidano i trucchi che l’industria utilizza per ʺcorrompereʺ il consumatore, che purtroppo spesso e volentieri si ritrova nella situazione di non riuscire a padroneggiare la comprensione della materia. Si innesca e si consolida così una dipendenza tacita e disinformata verso i propinatori di materiale edibile. Le informazioni nutrizionali degli alimenti sono spesso talmente snaturate, omesse o distorte da apparire quasi inutili se non forvianti per i consumatori e i loro apparati digerenti.

La mancanza di trasparenza riguarda purtroppo anche gli ingredienti, così tutto quello che valorizza il prodotto viene portato in tripudio nella parte anteriore della confezione, mentre gli ingredienti incomprensibili o assonanti spariscono sul retro, dove magari sono stampati in caratteri minuscoli e sfuggono dal campo visivo.

Ma allora, come si fa a non perdersi nella giungla delle etichette? E soprattutto, ma allora ha senso cercare di capirci qualcosa, rischiando di farla diventare una ossessione?

In primo luogo, bisognerebbe che fossimo tutti messi nella condizione di capire meglio i “segreti”di una nutrizione migliore (e ovviamente non parliamo di quelli “suggeriti” dalle corporations..) che a rigor di logica, anche senza avere chissà che basi di ragionamento, dovrebbe essere il più possibile naturale, perciò integra e non artificiale. Questa dovrebbe essere materia didattica già dalle scuole dell’infanzia.

Mi sento di darvi un piccolo suggerimento per la verifica della lista degli ingredienti: sono da preferire gli alimenti con le etichette più brevi, perché tendenzialmente indicano un prodotto meno ricomposto; da preferire inoltre quelli dove l’articolo integrale è presente su più ingredienti possibili. Evitare anche quegli alimenti di cui non si conoscono tutti gli ingredienti potrebbe essere una pratica da non sottovalutare, molto empirica ma con una sua fine logica: nel dubbio, evito.

Una mano al consumatore potrebbe essere tesa da qualcuno che potesse valutare preventivamente i prodotti alimentari, basandosi sulla conoscenza intima delle logiche che ne regolano la produzione e la vendita, e che potesse evidenziare quelli che possono essere i buoni.

È proprio da questa visione che è nato il marchio di qualità 10 PIU’ SANO , frutto di una valutazione indipendente dei prodotti, fatta partendo da un disciplinare redatto dall’associazione PIUINFORMA onlus, volta al favorire una scelta dei prodotti consapevole anche in quei consumatori che non hanno la possibilità di decodificarne i messaggi “informativi”.

…Continua…

Dr. Luisa Gragnoli, Tecnologo Alimentare

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